Aggiornamento 22/03/2022

Il viaggio di Domenica, il nostro settimo pullman, ha avuto alcuni elementi non insoliti rispetto al lavoro che stiamo giĂ  facendo, ma che pensiamo sia doveroso raccontare.

Tutto il nostro progetto, tutto quello che stiamo facendo, sta continuando perché ci rendiamo conto che non basta mettere le persone su un pullman. Potremmo prenotarlo mandarlo in loco e sperare che venga riempito da qualcuno.

Le persone ci scrivono, ci chiamano ci prenotano i posti. Risultiamo per loro una sicurezza e un punto di arrivo spesso ancora prima che lascino le loro case.

Riusciamo ad evitare che rimangano il più possibile nei centri di accoglienza dove il carico di lavoro è elevatissimo, o nelle stazioni dove i posti in cui dormire sono limitatissimi e in condizioni degradanti.

Anche una volta arrivati in Italia, ad esempio a Bologna, molti devono prendere un treno. Questo significa andare in stazione con loro, alle cinque del mattino o alle cinque di sera, aiutarli a fare il tampone (i treni regionali sono gratis per i rifugiati, ma devono avere tampone negativo per poter salire) capire quale treno devo prendere e portarli alla banchina.

Dove rimaniamo fino a quando il treno non è arrivato.

Sfruttando tutte le nostre potenzialità e usufruendo dell’immenso supporto e disponibilità di tante persone, riusciamo a seguire queste persone da prima della partenza in Polonia a dopo il nostro arrivo in Italia, assicurandoci che tutti abbiano qualcuno ad aspettarli o che rimanga insieme a loro durante i cambi.

Come è successo con un signore in carrozzina con gravi difficoltà motorie, assieme al figlio e alla mamma anziana.

Li abbiamo raggiunti in macchina a circa tre ore da noi e, non avendo un luogo dove dormire la notte prima della partenza, sono stati accompagnati in un hotel dove hanno potuto alloggiare a nostre spese e attendere nel modo migliore possibile la partenza. Il giorno dopo però le condizioni di salute del signore si sono aggravate, senza perdere tempo lo abbiamo portato in ospedale. Dopo aver valutato la situazione con il personale sanitario abbiamo deciso di sostenere le spese in hotel fino a che le sue condizioni non fossero migliorate, cercando nel frattempo un trasporto speciale per lui. Per fortuna in pochi giorni abbiamo trovato la disponibilità di trasporto e personale a lui dedicato, domani arriverà in Italia.

Altri imprevisti che accadono, per fortuna raramente (abbiamo avuto due casi totali), è quando il contatto italiano si sottrae dagli accordi. Ieri mattina una mamma e una figlia di 5 anni sono state lasciate letteralmente a piedi all’arrivo a Rimini.

Anche qui, ci siamo riadattati in pochi minuti alla situazione che si era creata e abbiamo trovato un alloggio, anzi, una famiglia che li ha accolti subito in casa loro, occupandosi di tutte le procedure burocratiche.

Tutto l’impegno, di tutti noi, è per accompagnare queste persone e le loro storie dal primo messaggio all’abbraccio per salutarci.